Lo Choro, è un genere musicale creato basandosi su elementi europei (valzer,polca, minuetto) accostati alla musica popolare portoghese e ai ritmi africani. Lo choro iniziò a prendere forma negli anni '20, ma le sue origini sono ben più antiche, collocandosi a ridosso delle prime danze da salotto importate. L'abolizione del traffico degli schiavi, nel 1850, comportò la nascita di una classe media urbana composta prevalentemente da piccoli commercianti, funzionari pubblici di colore, segmenti di pubblico che più si interessarono a questo genere musicale. Lo choro è una musica brasiliana principalmente strumentale, con più di 100 anni di esistenza. La maggior parte dei brani hanno un ritmo fresco e vivace, con una forma ben definita che lascia spazio all'improvvisazione e al virtuosismo dei partecipanti, i quali hanno bisogno di molto studio, tecnica e della piena padronanza dello strumento, per potersi cimentare in questo genere. Particolare attenzione al linguaggio utilizzato nello choro, dimostrò l'opera di Ernesto Nazareth che, sin dall'inizio, ruppe i confini tra la musica popolare e l'erudita. Ernesto fu l'autore di classici come Brejeiro, Odeon e Apanhei-te Cavaquinho, si distaccò per aver creato valzer e tango brasiliano. Merita una particolare menzione Alfredo da Rocha Vianna Filho - meglio conosciuto come Pixinguinha - che diede allo choro una forma unica. Infatti, introdusse elementi di musica afro-brasiliana e di musica rurale nella polca, nel valzer, nel tango e nello schottische. Altro personaggio importante fu il carioca Jacob Pick Bittencourt - meglio conosciuto come Jacob do Bandolim - oltre che per essere un virtuoso, anche per le rodas de choro che organizzava presso la propria abitazione negli anni '50 e '60. Jacob scrisse classici come Remeleixo, Noites Cariocas e Doce de Coco. Oltre a Jacob, si stagliò Waldir Azevedo che lo superò in termini di successo commerciale, grazie alla novità del cavaquinho e ai testi molto popolari che compose come Brasileirinho e Pedacinhos do Ceu.